Autonomia differenziata, cambia il testo: salta l’intesa con le Regioni

Da il Mattino.it di Marco Esposito

 

Cambia ancora il disegno di legge-quadro sull’autonomia differenziata. E ciò fa infuriare i governatori di Lombardia e Veneto, peraltro alla vigilia di una delicata Conferenza Stato-Regioni che si terrà oggi a Roma.

Il ministro dell’Autonomia Francesco Boccia però ostenta tranquillità ed è convinto che riuscirà a recuperare l’unità delle Regioni, condizione per lui indispensabile per il proseguimento della trattativa.

Ma cosa è accaduto? E quali modifiche sono state introdotte? Il vertice notturno con il premier Giuseppe Conte e le quattro forze di maggioranza sull’autonomia è andato così così. Cinquestelle, Italia Viva e Leu hanno ribadito a Boccia le proprie perplessità sul disegno di legge-quadro suggerendo alcuni emendamenti e consegnando, nel caso dei M5s, un vero e proprio dossier. Nella riunione notturna non si è entrati nel dettaglio delle soluzioni. Boccia però dopo la mediazione di Conte ha aperto alle modifiche acconsentendo a ritoccare il testo e così nella giornata di ieri c’è stato un lungo lavorio con gli esperti del ministero e delle forze politiche, assenti però – secondo quanto viene riferito – rappresentanti di Italia Viva.

Alla fine ne è venuto fuori un testo sempre di tre articoli ma ritoccato in più punti, sul quale ovviamente c’è il massimo riserbo. Secondo le informazioni raccolte, non è stato risolto il punto più controverso e cioè cancellare la possibilità di partire con il regionalismo differenziato dopo un anno dalla firma dell’intesa, anche se nel frattempo non sono stati definiti i livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Un paradosso logico perché nella stessa legge si stabilisce che «le materie oggetto di attribuzione differenziata» devono essere compatibili con i Lep, compatibilità impossibile da verificare se nel frattempo nessuno ha fissato i livelli dei servizi civili e sociali da garantire ovunque sul territorio nazionale, come peraltro impone la Costituzione.

LEGGI ANCHE Intervista a Boccia: «Autonomia solo con intesa tra Nord e Sud»

Le novità nel nuovo testo, però, non mancano. La più interessante riguarda proprio la delicatissima definizione dei Lep. Il testo iniziale affidava la missione a un Commissario designato dal Ragioniere generale dello Stato all’interno della stessa Ragioneria, dando un termine di dodici mesi. La nuova versione invece affida tale compito ai ministri competenti per materia, dimezzando i termini in sei mesi. Se però i sei mesi trascorrono invano, allora il presidente del Consiglio (e non più il Ragioniere generale) nomina – sentiti altri ministri – un Commissario che opera senza scadenza. Il nuovo meccanismo ritarda l’avvio della struttura commissariale per cui aumenta il rischio che dopo un anno si parta senza i Lep, mettendo il sistema Italia di fronte al fatto compiuto di funzioni spezzettate fra le Regioni senza che lo Stato abbia definito i diritti minimi di cittadinanza. Inoltre resta il problema che la legge quadro individua un percorso per definire i Lep esclusivamente nelle materie oggetto d’intesa per cui se gli asili nido restano una funzione comunale, si continuerà ad assegnare risorse in base alla spesa storica.

Altra novità del testo è nella procedura per l’approvazione dell’intesa sull’autonomia differenziata. Nella versione originaria il protagonista per il governo era il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, mentre nella versione licenziata ieri è il Consiglio dei ministri ad autorizzare il presidente del Consiglio o, se delegato, il ministro per le Autonomie, a sottoscrivere lo schema di intesa con il presidente della Regione interessata, sentiti i ministri competenti, per poi trasmettere lo schema d’intesa alle Camere entro 10 giorni dalla sottoscrizione. Le Camere hanno 60 giorni per fare le proprie deliberazioni, che non sono vincolanti.

Cambia anche il meccanismo per le verifiche, con un meccanismo positiva per la tenuta del sistema Italia: revisione obbligatoria dell’intesa ogni qualvolta vengano modificati i livelli essenziali delle prestazioni.

Non siamo di fronte a modifiche che rivoluzionino il testo eppure il fatto che si sia toccato l’articolato approvato da tutte le Regioni ha fatto ieri infuriare Luca Zaia e Attilio Fontana. «Trovo raccapricciante – ha detto Zaia – quanto emerso dalla riunione di maggioranza sull’autonomia. Un tavolo che aveva trovato un punto di faticoso ma sostanziale equilibrio con tutte le Regioni torna a essere bloccato sul punto della riforma delle riforme di questo Paese, quella destinata davvero a fargli cambiare pelle». E Fontana: «Non possiamo più accettare di essere presi in giro con tentativi di portare sempre la palla avanti senza arrivare a una risposta. Ci dicano cosa vogliono fare». L’appuntamento è per oggi a Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.