Autonomia differenziata: Stefani cerca lo strappo, lo Svimez pubblica impatto su Abruzzo

Ennesima puntata sull‘autonomia differenziata con l’intervista rilasciata dal ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, alla stampa. Il quotidiano di Torino dedica un titolo assai forte “Autonomie subito senza trattative. I grillini fomentano l’odio del Sud”, ma nel corso dell’intervista Stefani ricorda che la riforma federale “è un caposaldo del contratto di governo e che sta nella richiesta, non trattabile, di milioni di italiani” fortunatamente aggiungiamo noi ci sono “milioni di italiani” che questa riforma proprio non la vogliono perché rappresenterebbe, non siamo noi a dirlo ma autorevoli economisti, lo Svimez e molteplici testate giornaliste , un ulteriore colpo al Meridione d’Italia; si veda, in tal senso, l’ultimo contributo dello Svimez dal titolo “Il «regionalismo differenziato» e i diritti di cittadinanza quale impatto per l’Abruzzo”.

Alla luce del rallentamento, se non propio dello stop, dell’iter per il riconoscimento dell’autonomia differenziata Stefani sottolinea che “siamo nella tenaglia di un pregiudizio” bollando come “falsa” la narrazione secondo cui “gli accordi tra lo Stato e le tre Regioni più avanzate sarebbero a danno del Meridione, costituendo cittadini di serie A e di serie B”.
A pochi giorni dall’anniversario dello Statuto Siciliano non ci resta che rivendicare la sua piena ed efficace applicazione a fronte di pretese, quelle dell’autonomia differenziata, che rischierebbero davvero di spaccare, ancor di più, a metà l’Italia quando invece bisognerebbe puntare su infrastrutture (si veda la perequazione infrastrutturale) e fiscalità di vantaggio per far ripartire il Meridione, situazione della quale si gioverebbe tutto la nazione, come più volte sottolineato dallo Svimez.  Dal  «regionalismo differenziato» e i diritti di cittadinanza quale impatto per l’Abruzzo  riportiamo, infine, la posizione espressa dallo Svimez nel suddetto studio sul tema dell’autonomia.

“La SVIMEZ ha infatti sempre affermato che, in linea generale, l’autonomia è da promuovere se aumenta l’efficacia e l’efficienza nell’uso di risorse date. Essa può rappresentare una manifestazione concreta di sussidiarietà verticale con lo Stato che conferisce conferisce funzioni funzioni ad un organismo organismo istituzionale istituzionale più prossimo prossimo ai cittadini, cittadini, da bilanciare con una perequazione ordinaria e infrastrutturale e l’esercizio di poteri sostitutivi. L’autonomia presupporrebbe dunque una valutazione molto ponderata e comparativa tra il regime di risorse gestite dallo Stato o dalla Regione: il responso
sarebbe favorevole soltanto qualora la gestione decentrata risultasse essere più utile, più efficiente e meno costosa e non impattasse negativamente con i vigenti principi definiti in Costituzione”.